Ergotismo: quelle belle epidemie medievali (a base di LSD)

Tra i magici personaggi del Fantabosco che popolano la mia vita, ce n’è uno particolarmente carino, che si chiama Lilliputzina ed è mia cugina.  Lilliputzina è un’adorabile ventenne, appassionata di unicorni e rock duro (non mi chiedete come le due cose possano coesistere nella stessa persona) ma soprattutto è una studentessa di medicina. Ebbene, stamattina mi ha mandato una richiesta di aiuto:

«La professoressa di Dermatologia ci ha dato da fare un approfondimento sulle malattie della pelle nel medioevo. Non è che dal tuo archivio di stranezze medievali hai qualcosa da consigliarmi?».

Ebbene, io qualcosa da consigliare ce l’avevo ed era l’ergotismo: una deliziosa malattia, nota anche come “Fuoco sacro” o “Fuoco di Sant’Antonio”, che causò nel Medioevo diverse ondate epidemiche. La causa della malattia era un fungo presente nella segale che provocava in chi lo ingeriva terribili infiammazioni cutanee ed allucinazioni.

Già, avete capito bene, allucinazioni. E sapete perché? Perché quel fungo è lo stesso da cui si ottiene l’LSD

Per cui, let’s go, proseguite la lettura e venite a tuffarvi con me e Lilliputzina in una magica avventura tra pustole, desquamazioni e viaggi psichedelici. 

Il Fuoco (o i Fuochi) di Sant’Antonio

Precisiamo subito una cosa: quello che noi oggi comunemente chiamiamo “Fuoco di Sant’Antonio” si manifesta come un’irritazione cutanea dovuta all’Herpes Zoster, il virus responsabile, tra le altre cose, della varicella. Nel medioevo però rientravano nello spettro del “Fuoco di Sant’Antonio” tutta una serie di malattie della pelle più o meno gravi, che causavano una sensazione di bruciore e per le quali si ricorreva al benefico intervento di Sant’Antonio Abate, l’eremita mattacchione di cui abbiamo già parlato in questo post sui Padri del deserto.
Tra queste malattie vi era per l’appunto l’ergotismo, che causò nel Medioevo delle vere e proprie epidemie, di cui si ricordano quattro ondate particolarmente gravi nell’XI secolo. Ma come si prendeva questo ergotismo? Be’, non era molto difficile: bastava mangiare il panino sbagliato. 

Pieter Bruegel de Oude – La fucina dell'Anima

Pieter Brueghel il Vecchio, I menticanti (1568).
I soggetti del dipinto sono oggi interpretati come malati di ergotismo.

Quella grandissima cornuta della segale

Ginzburg – La claviceps purpurea – l'arte dei pazziPer prendersi l’ergotismo, dicevamo, era sufficiente ingerire dei cibi preparati con farina di segale contaminata da un fungo malefico, la claviceps purpurea. “Segale cornuta” è il nome generalmente assegnato alle piante affette da questo parassita: l’appellativo è dovuto in parte alle escrescenze a forma di corna che il fungo provoca sul cereale, in parte al fatto che la malattia causata dal fungo era proprio una grandissima cornuta. 

In particolare, si poteva presentare in due forme, spesso coesistenti:

  • In forma neurologica 
  • In forma gangrenosa

Partiamo dalla forma neurologica, quella più simpatica: attribuita, secondo alcuni, ad un’assunzione più sporadica del fungo oppure ad una minore presenza di tossine nella farina, era maggiormente diffusa in Germania e nei paesi freddi; i sintomi potevano essere noiosi come spasmi, mal di testa e convulsioni, ma anche più divertenti, come le allucinazioni

La forma gangrenosa (cioè quella che interessa ai dermatologi e a Lilliputz) era invece la più antipatica. Subentrava quando, secondo alcune ipotesi, si facevano grandi scorpacciate di cibo altamente infetto per un lungo periodo. I primi sintomi erano secchezza della cute, desquamazione, edemi e rigonfiamenti vari, per poi culminare in necrosi (cioè morte dei tessuti), cancrena (soprattutto degli arti) e morte. Di questo ci dà una testimonianza eloquente Sigiberto di Genbloux che alla fine del Mille scrive: 

«A molti le carni cadevano a brani, come li bruciasse un fuoco sacro che divorava loro le viscere; le membra, a poco a poco rose dal male, diventavano nere come carbone. Morivano rapidamente tra atroci sofferenze oppure continuavano, privi dei piedi e delle mani, un’esistenza peggiore della morte; molti altri si contorcevano in convulsioni». 

Insomma, uno spasso. 

Cosa ciera in quella segale: i pellegrini strafatti

Ma lasciamo a Lilliputz gli aspetti dermatologici, con cancrene annesse e connesse e concentriamoci sulle cose belle: le allucinazioni. La cosa curiosa infatti è che il funghetto infestante della segale conteneva acido lisergico dietilamide, meglio noto come Lucy in the Sky with Diamonds, LSD, ovvero la droga psichedelica più famosa al mondo.
Dal momento che, come vi ho già detto,  la diffusione del parassita in certe zone era talmente pervasiva da causare vere e proprie epidemie, possiamo immaginare che che una buona fetta della popolazione andasse in giro con mani e piedi sbrindellati, in preda alle visioni. E cosa poteva fare questa gran folla di disperati se non cercare rifugio nella fede e mettersi in marcia verso i grandi luoghi sacri della cristianità, sperando in un miracolo?

Come vi ho già detto, il santo specializzato nella guarigione di questa, come di altre malattie cutanee, era Sant’Antonio. Le chiese a lui dedicate o che custodivano sue reliquie erano pertanto la meta privilegiata dei poveri pellegrini zombi strafatti di LSD.

Concedetemi questa piccola licenza: quello in realtà è San Girolamo, ma lo sguardo strafatto del leone meritava troppo

Concedetemi questa piccola licenza: quello in realtà è San Girolamo, ma lo sguardo strafatto del leone meritava troppo

E che dire, spesso il pellegrinaggio aveva un esito positivo e i malcapitati guarivano. Tutto merito di Sant’Antonio? Mha, forse i metodi di intervento erano più che altro quelli di San Patrignano, nel senso che l’unica cura possibile era la disintossicazione: spostandosi in pellegrinaggio in altre zone geografiche, in cui i cereali non erano contaminati, gli ammalati ovviamente cambiavano alimentazione e questo, nei casi più fortunati, metteva fine ai sintomi. 

Il trip della segale: dall’antica Grecia a Woodstock

Il racconto (mooolto approssimativo) che vi ho fatto è incentrato sulle manifestazioni dell’ergotismo nel periodo medievale. In realtà però i fenomeni legati all’assunzione di segale cornuta affondano le radici in epoche molto più antiche e proseguono ben oltre il medioevo. Vi faccio una rapida carrellata.

Il mistero dei Misteri Eleusini | Laboratorio Casa della Vita

  • Grecia antica: secondo Albert Hofmann (lo scienziato divenuto celebre per aver sintetizzato per la prima volta, nel 1938, l’LSD) è possibile che i primi fattoni a sperimentare le proprietà della claviceps purpurea siano stati gli antichi greci. Al contrario dei poveri medievali che si intossicavano a loro insaputa, per gli amici del Peloponneso l’assunzione di cereali infetti avveniva però scientemente. Ad esempio nel corso dei Misteri eleusini (ossia i riti che si svolgevano ad Eleusi in onore della dea Demetra) quei debosciati assumevano una bevanda a base d’orzo dagli effetti psichedelici, capace di condurli a selvagge visioni dell’Olimpo popolato dai rosa elefanti di Dumbo
    La Bara Volante: Dumbo (1941): L'unico modo per vedere elefanti ...
  • Seicento e stregoneria: alla base di molti episodi di presunta stregoneria e isteria collettiva, secondo gli storici, ci sarebbe ancora lei, la nostra cara segale con il suo allegro corredo di muffette. Secondo lo storico Carlo Ginzburg le visioni soprannaturali riferite da molti inquisiti per stregoneria, sarebbero proprio il frutto di intossicazioni correlate all’assunzione di cibi contenenti acido lisergico, spesso somministrati alle donne come aiuto nei momenti del parto. La storica Mary K. Matossian arriva a sostenere che anche dietro alle allucinazioni dei protagonisti del famoso processo di Salem vi siano delle partite di segale andate a male, di cui l’intera popolazione del villaggio si era cibata per mesi
  • Novecento, dal fungo all’LSD: facciamo un salto fino quasi ai giorni nostri. Come accennavo prima, era il 1938 quando il chimico Albert Hoffman, studiando la claviceps purpurea come farmaco contro i disturbi circolatori e respiratori, inavvertitamente ingerì alcune spore: immediatamente partì in viaggio psichedelico e così nacque l’LSD. La sostanza trovò vaste applicazioni in ambito psichiatrico, per poi diventare la droga preferita dagli hippy nonché la principale responsabile di tutta la produzione musicale degli anni ’60-’70.

Amici cari, io per oggi avrei finito. Nonostante questo articolo meriti la fascia di articolo più raffazzonato di tutto il blog, ci tenevo a condividere con voi le tematiche che tanto appassionano me e la cara Lilliputzina, che tra l’altro dei miei spunti se ne faceva meno di zero: «Ah, sì, so già tutto sull’ergotismo, ne avevo anche parlato nella mia tesina per la Maturità!» mi ha detto. Insomma, dovevo essere io ad attingere al mio baule di cazzatine medievali per dare consigli a lei, e alla fine è stata lei, che ne sapeva più di me, a fare la supervisione scientifica di questo articolo. Che palle avere una cugina secchiona.

P.S.: Ah, e siccome già vi vedo ad andare per i campi a sgranocchiare le spighe sperando di trovarne qualcuna cornuta… vi avverto: nonostante gli ultimi casi di intossicazione collettiva non siano troppo lontani nel tempo (in Francia, nel 1950, vi fu un focolaio che coinvolse un centinaio di persone e ne uccise 4), ad oggi in Europa la claviceps purpurea è stata praticamente debellata. Insomma, se vi volete drogare vi tocca ancora ricorrere alle pasticche. Io però, sapete com’è, vi sconsiglio pure quelle. Ciao ciao ♥


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