Piccoli pluriomicidi crescono: ovvero l’infanzia di Gesù (secondo i Vangeli apocrifi)

Vangeli apocrifi. Brr, già il nome rievoca brivido e mistero: degli scritti torbidi e densi di segreti che la Chiesa cattolica vorrebbe tenere celati.

In realtà, prima che Dan Brown portasse alla ribalta il tema con quell’attentato alla letteratura che fu “Il codice Da Vinci“, credo che pochissimi avessero sentito nominare i Vangeli apocrifi. Eppure tanti episodi e personaggi entrati a far parte dell’immaginario collettivo cristiano derivano proprio da essi.

Prendiamo i Re Magi. Fin da piccoli ci hanno insegnato che fossero tre. Eppure i Vangeli canonici a mala pena li nominano e di certo non ci dicono quanti fossero. Quest’informazione infatti la dobbiamo a un testo apocrifo, il  cosiddetto Vangelo dell’infanzia armeno, che ci ragguaglia anche sui loro nomi, Melkon, Balthasar e Gaspar (per noi Melchiorre, Baldassare e Gaspare) e sui doni che portavano: oro, incenso e mirra (accessori che non devono mai mancare nel kit di sopravvivenza di ogni neonato).

Stessa cosa per quanto riguarda la composizione del Presepe. Il bue e l’asinello? Non avevano mai alitato addosso al povero Gesù Bambino fino all’VIII-IX secolo, quando un altro testo apocrifo, il Vangelo dello Pseudo-Matteo, non li ha collocati accanto alla mangiatoia.

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La Natività con bue e asinello (bottega di Giotto, Basilica Inferiore, Assisi, 1305 ca)

Ma prima di addentrarci nel tema, chiariamoci le idee: cosa erano i Vangeli apocrifi? Purtroppo per spiegarvelo devo aprire la consueta P.P.P. (Piccola Parentesi Pallosa), a cui però vi consiglio di resistere, perché il seguito è abbastanza succulento.

Attorno alla figura di Cristo, sin dal primo momento, sono fioriti centinaia di testi, provenienti dai più disparati luoghi e riguardanti i più disparati temi. A un certo punto la Chiesa ha dovuto fare una cernita e sceglierne alcuni da eleggere come ufficiali. «Gombloddo!!1!!11» diranno alcuni «Chi ci assicura che i preti non abbiano scelto quelli che più gli facevano comodo?». Bhe, sappiate che la preferenza è andata semplicemente a quelli che provenivano da fonti più vicine a Gesù e che fossero i più antichipossibile. E tutti gli altri? Presero il nome di “apocrifi”, che non significa necessariamente “vietati”, ma solo “segreti“, o meglio, consigliati per una lettura privata, diversa da quella pubblica che veniva fatta sulla Bibbia.  Tra questi scritti, alcuni sono stati effettivamente messi al bando, come ad esempio i famosi Vangeli gnostici, citati da Dan Brown nel suo libro: risalgono più o meno alla metà del II secolo d.C. (quindi sono più tardi di circa 70 anni rispetto ai Vangeli canonici), provengono dalla zona di Alessandria d’Egitto e ci propongono un Gesù che padroneggia perfettamente la filosofia greca e neoplatonica (cosa piuttosto insolita per un ebreo palestinese del 30 d.C). La Chiesa sentì puzza di inattendibilità (oserei dire non a torto) e li condannò duramente.

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Ma altri scritti apocrifi, pur non essendo considerati ufficiali, furono tutt’altro che osteggiati dal clero. Mi riferisco, ad esempio, ai cosiddetti Vangeli dell’infanzia, che spopolarono dal II secolo d.C. fino a tutto il Medioevo e che raccontavano dettagli curiosi riguardanti quei momenti della vita di Maria e di Gesù su cui i testi sacri ufficiali tacciono. Simili racconti erano una manna dal cielo per ravvivare la devozione popolare, avida di aneddoti e leggende, tanto che la Chiesa non si limitò a tollerarli, ma addirittura ne diffuse i contenuti, facendoli raffigurare sulle pareti degli edifici di culto e sugli oggetti sacri. Fece bene? A me, che leggo questi testi con gli occhi della donna del XXI secolo, pare che restituiscano l’immagine di un Gesù Bambino psicopatico e criminale birichino e piccola canaglia, ma i fedeli del Medioevo ne andavano pazzi.

Giusto per darvene un’idea, vi cito qualche episodio.

Salomè, la ginecologa improvvisata

Il Protovangelo di Giacomo ci racconta che, quando la nascita di Gesù fu imminente, Giuseppe lasciò la Madonna sola nella grotta e andò a cercare una levatrice perché la aiutasse nel parto. Quando finalmente la trovò, dopo essersi assicurato che fosse ebrea e che avesse un degno curriculum, si incamminò con lei verso la grotta.
«Ma chi è questa che partorisce?» chiese l’ostetrica. «È la mia fidanzata, Maria. Però io con questa cosa della gravidanza non c’entro niente, ha fatto tutto lo Spirito Santo» rispose Giuseppe. L’ostetrica lo guardò malissimo. Fu però costretta a ricredersi quando, arrivata alla grotta, si trovò di fronte tutto l’apparato scenografico tipico del prodigio divino: nuvole dorate, stelle comete, cori angelici e Gesù Bambino già accomodato nella culla, tutto pulito e profumato, come se venire al mondo non gli fosse costato alcuno sforzo.

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Il dettaglio dell’incredulità di Salomè nella Cattedra di Massimiano (metà VI sec.)

L’ostetrica non credeva ai suoi occhi. Uscì dalla grotta e, siccome non sapeva tenersi un cecio in bocca, corse a raccontare tutto alla sua amica Salomè, che replicò: «Ma dai…finchè non ci metto il dito non ci credo!». Così le due allegre comari, a dito spianato, tornarono dalla Madonna e le dissero: «Sdraiati un attimo, ché ti dobbiamo fare una visita ginecologica». Maria, che in tutta questa storia non sembra dimostrare una spiccata personalità, anziché mandarle al diavolo, ubbidì; Salomè infilò il dito nel Santissimo Pertugio e… zac, castigo divino: per punirla della sua incredulità Dio le fulminò la mano. Il piccolo Gesù, dando a tutti l’illusione di non aver ereditato il carattere suscettibile del Babbo, prontamente la risanò e l’incredula Salomè venne rispedita a casa, miracolata e contenta.

(N.B. Se credete che io abbia romanzato troppo i dialoghi vi consiglio di consultare il testo originale che, in quanto a crudezza, non ha niente da invidiare alla mia rivisitazione)

Gesù stermina gli amichetti

Passa il tempo, Gesù cresce e l’influenza dei geni irascibili di Dio Padre inizia a diventare evidente . A informarcene è il Vangelo dell’infanzia di Tommaso, che racconta le avventure di Gesù e dei suoi sfortunati compagni di giochi.

Ad esempio, un giorno Gesù era sulla riva di un ruscello a giocare col fango. Come qualsiasi bambino costruiva dighe, canali e castelli di sabbia. A un certo punto però arrivò quel piantagrane del figlio dello scriba Anna e distrusse le sue costruzioni. Grande errore, giovanotto, a Jesus Christ Superstar certi dispetti non si fanno: «Oh cattivo, empio, insensato! Che male ti hanno fatto le mie fosse e le acque? Che tu ti possa seccare come un albero!» detto fatto. Il monello ci restò secco. Letteralmente.

Altro episodio: un giorno Gesù stava tornando a casa, quando un ragazzino, correndo, andò a urtare contro la sua spalla. Se la sarebbero potuta cavare con una constatazione amichevole di incidente, ma il Santissimo, che di amichevole aveva ben poco, sbottò: “Non percorrerai tutta la tua strada!”. E infatti subito il poveretto cadde a terra stecchito. Inizio a capire come mai Dio Padre, nella sua infinita lungimiranza, abbia scelto di far nascere il Messia 2000 anni fa e non ai giorni nostri, nell’era delle automobili e dei tamponamenti.

Gesù e la Buona Scuola

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Gesù tra i Dottori, mentre spiega loro che se osano contraddirlo li farà fulminare da suo Babbo

Un’altra categoria di vittime del piccolo Gesù erano i maestri: attirati dalla sua sapienza (e privi di ogni istinto di sopravvivenza) furono in tanti a proporglisi come precettori. Nell’ordine, il primo fu tacciato di ignoranza e umiliato pubblicamente dal Divino Scolaro. Il secondo, poiché osò dargli uno scappellotto, si ritrovò ben presto a terra agonizzante, a render l’anima al Padre Eterno. Col terzo invece, che ebbe l’accortezza di non contraddirlo mai, le cose andarono un po’ meglio: Gesù si mise a fare il saputello, il maestro annuì con ossequio e riuscì a riportare a casa la pelle.

Capra! Capra! Capra!

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Già dagli episodi finora elencati, sorge il legittimo dubbio che il Gesù degli Apocrifi, più che figlio di Dio Onnipotente, fosse figlio di Vittorio Sgarbi: l’indole collerica, la veemenza verbale e la totale assenza di autocontrollo parlano chiaro. A fugare definitivamente ogni dubbio provvede il Vangelo arabo dell’infanzia, risalente all’VIII-IX secolo. Il testo ci racconta infatti che un giorno, un Gesù piuttosto annoiato, fosse in cerca di compagni di gioco. Si imbatté dunque in un gruppo di fanciulli che, prontamente, nel vederlo all’orizzonte, se la diedero a gambe e si nascosero all’interno di un forno. In breve tempo si diffuse il panico nel villaggio: le madri dei ragazzi intervennero, cercando di mettere i figli in salvo da quello che, fino a quel momento, più che come il Messia, si era presentato come un sadico pluriomicida: «Vai a giocare da un’altra parte Gesù, ti sei confuso, quelli che hai visto entrare nel forno non erano bambini, ma capretti» gli dissero. Ma a Gesù, che era onnisciente, essere preso per i fondelli non piaceva. Fece dunque ricorso ai suoi superpoteri e al grido di «Capra! Capra! Capra!» trasformò veramente i ragazzi in capretti che, belando, uscirono dal loro nascondiglio. Alle povere donne non restò che supplicare l’aguzzino di restituire forma umana ai loro figli e riconoscere la sua indiscussa natura divina.


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Bene, per oggi, le fiabe della buonanotte da raccontare ai vostri bambini, finiscono qui.  Spero di avervi dato buoni spunti: d’altronde, perché ricorrere al Babau, all’Uomo nero o a altri spauracchi profani quando possiamo avere un cattolicissimo Gesù Bambino con cui  terrorizzare i nostri figli e infliggere loro irreparabili traumi infantili? Sogni d’oro a tutti <3

5 comments

  1. Un po’ di confusione. Un vangelo come quello di Tommaso e Filippo sono contemporanei di Jesus…gli altri sicuramente postumi e scritti in più tempi.

    • Ciao Charles! I vangeli di Tommaso e Filippo, che rientrano tra i cosiddetti Vangeli gnostici, risalgono circa alla metà del II secolo. Furono quindi scritti circa 120 anni dopo la morte di Gesù, circa 70 anni dopo i Vangeli sinottici e provengono da un’area geografica e culturale molto distante da quella in cui visse e predicò Cristo. Grazie comunque del commento e buona serata 😊

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